PIA FERRARI

Presentazione al catalogo, mostra Palazzo Falcone, Acri (Cs), agosto 2000

La pittura di paesaggio contemporanea  è un campo d'azione  assolutamente  concettuale   e lontano dalla volontà narrativa che ha mosso questo 'genere' fino almeno alla metà del  XX secolo ,esaurendone le pur enormi capacità di diffusione e fruibilità. L'ultimo paesaggismo, ed è davvero difficile definirlo tale  perché pare di ridurlo a dimensioni che non sono le sue, si nutre di visioni e immagini che sono riflessi espressivi di situazioni mentali, discorso sulla percezione del luogo e del tempo. Il gioco pittorico con lo spazio infinito e la ripetizione seriale - di luci, di elementi architettonici, di geografie  del lavoro umano -   diviene individuazione  delle grandi tessiture urbanistiche, naturali e celesti che l'uomo, o  magici e sovrannaturali elementi  per   qualcuno, hanno creato sulla nostra terra.

I  luoghi raffigurati, dunque, vanno intesi nel senso greco di topos, che significa anche  posizione, spazio e funzione : con un chiaro riferimento a percorsi dello sguardo  tesi a cogliere   meccanismi   universali   e  immagini che vanno conosciute, piuttosto che percepite.

Chi  oggi dipinge paesaggi  sembra riallacciarsi all'opera romantica di Friedrich e , attraverso  il vedutismo   inglese e americano dell'Ottocento, a Hopper: artisti  che della natura hanno fuggito l'aspetto della narrazione particolare, per arrivare a nitidezze  di spazi ed atmosfere che fanno quasi sentire il respiro del pittore  mentre  guarda luoghi dove  gli eventi quotidiani ed umani risultano  sospesi. De Vincenti, con atteggiamento  analogo, come altri pittori contemporanei - Guccione e  La Cognata, ad esempio   che con lui condividono la passione per  il paesaggio  mediterraneo -   guarda e dipinge  luoghi intesi come parti di  un tutto unitario ,  armonico e logico .

Gli acquarelli e soprattutto gli oli di De Vincenti  - "Prima di sera" , ad esempio, con le  case che sono quasi   elementi  matematici  e metafisici ,ma anche assolutamente concreti  come  lo sono il mare e la terra , o  la  " Valle   del Mucone"  solcata dall'argento del 'fiume - fanno pensare a procedimenti   logici del pensiero  :  in queste opere   sembra   codificata  una grammatica essenziale e assoluta dello spazio e del tempo, visti attraverso un occhio  che  osserva, fisso,   in  contemplazione  delle luci, delle forme dei colori.

Oltre, si intuisce anche una specie di  melanconia,  ma come  fermata, bloccata  da un procedere razionale che intravede , nei luoghi,  architetture naturali .

I paesaggi, notturni e del giorno, sono in effetti una ricerca sulla struttura complessa  della luce e delle ombre , a volte studiata con l'attenzione curiosa dell'occhio che si sofferma , attento e paziente a  guardare le sezioni oblique, verticali e orizzontali che finestre e balconi e ringhiere  "dimostrano" come teoremi , non inquietanti , ma assoluti. Sono le metafisiche immagini delle porte e delle finestre sul mare, fatte  di materia ,luce ed acqua, viste dall' interno all'esterno  e dunque da ciò che è dell'uomo alla natura, con continuità e lucidità.

Il recente "Piccolo omaggio a Hopper"dichiara inequivocabilmente, con l'aggiunta d'un cielo mediterraneo, questo ritmo lento ed ordinato proprio dei pomeriggi assolati e mediterranei.

Tutto appare in modo non inquietante. La "Notte d'estate" , come "La casa  rosa tra le piante" o  altre situazioni   analoghe di paesaggi dipinti sullo  Ionio ed in Sicilia  fanno pensare a tempi lentissimi di contemplazione, come se aspettando il momento giusto il pittore riuscisse a fissare l'apparizione stupefacente di 'quel' muro e di 'quell'albero' che solo ad una certa ora si  trasfigurano  con i blu, i viola i rosa, propri di un momento solo e pulsante ,ma non surreale . Per fissare sulla tela queste apparizioni non resta che  l'umiltà e lo stupore di campiture larghe e piatte ed essenziali, come se il racconto di troppi particolari fosse   superfluo.

I "campi di grano" e le colline d'estate dipinti qualche anno fa  nel sole accecante erano d'altra parte la premessa  evidente a questo modo d'osservare che sembra  cancellare il movimento .

L'attenzione meditata sulle cose ha portato anche a dipinti e pastelli dall'aspetto apparentemente iperrealistico, come le recenti vedute di Acri - "Palazzo Falcone " ad esempio -, dove la maggior precisione non diventa comunque descrizione dei luoghi, accecata com'è dal sole abbagliante  ,o percorsa e a tratti  da ombre che dimostrano alla fine l'interesse esclusivamente pittorico del fissare apparizioni ,anche architettoniche, come manifestazioni che prescindono dalle azioni dell'uomo.

Gli ultimi lavori  di Giuseppe De Vincenti sono pastelli di piccolo formato, diversi e insieme eredi della  pittura cui sopra si è accennato.

Di essi  ciò che colpisce   per prima    è la precisione  che , ingannevolmente, può parere  fotografica ad una sguardo affrettato: quello che  si nota subito dopo è la matericità, vellutata e affascinante,   sulla quale ci si sofferma     solcando in modo quasi tattile le superfici delle colline o dei campi rappresentati.

 I luoghi sono i medesimi, l'entroterra mediterraneo, che l'autore ha sempre  rappresentato, ma il suo  vedere è  ora in movimento, come uno scorrere mnemonico   che ricalca   percorsi fatti e occhiate  lanciate  correndo in auto o a piedi.

Rubando il titolo  ad  un recente romanzo verrebbe da chiamare questi pastelli 'fughe da fermo'.  come viaggi  troppe volte   compiuti , riprodotti nell'immobilità che la fatica anche manuale, artigianale ,di questa produzione richiede.

La tecnica del pastello su carta  con la quale questi paesaggi sono realizzati   ottiene risultati   assolutamente  essenziali , pur nella minuziosità divisionista  dell'esecuzione.

Le immagini di  questi prati  e alberi ,colorati con minuscoli trattini puntinati e tratteggiati , in contrasto con la limpidezza lineare del cielo, fanno venire in mente  i disegni di Segantini ed i  dipinti  con le  montagne e i  laghi di Longoni, verso la fine dell' Ottocento , dove la materia pittorica frammentata e sminuzzata in una specie di pulviscolo rasentava l'astrazione  e  la  pennellata impercettibile  rincorreva le forme della luce e delle ombre.

Nei pastelli di De Vincenti il divisionismo è citazione e accenno  per creare effetti atmosferici e di movimento  che denotano   comunque una contemporaneità   che va in direzioni opposte  rispetto al lirismo del XIX secolo : lo sguardo  del pittore sembra  aprirsi    a scatti ,  a cenni nervosi , come quando, camminando ,alziamo improvvisamente il capo e cogliamo  ombre e luci   quasi come forme  vere e corpose e insieme  effimere e  allucinate . La   colorazione  materica  e minuta è stesa su luoghi che sono stati  separati dai particolari ridondanti  ,dai troppi segni della presenza dell'uomo, attraverso  un' astrazione a priori che li rende assai diversi dai dipinti di qualche anno prima.

Nell'immagine velocemente fissata , possiamo addentrarci  fermando  lo sguardo più a lungo sulle foglie, sulle erbe  e anche sul cielo: come con un  obiettivo che indaga nell'infinitamente piccolo , possiamo  cogliere  particolari, se vogliamo.

Oppure, da una certa distanza , possiamo sentire atmosfere  hopperiane, Maine e Vermont trasfigurati  nella campagna italiana, con  analoghi spiazzamenti d'atmosfera e vedute  tagliate in orizzontale: situazioni di luce che rendono magici la  quotidianità  e  i luoghi consueti.

 

Presentazione al catalogo, mostra Mediterranea, Brescia, ottobre 2010

Scie di barche, guard rail, fili della corrente elettrica, solchi di mezzi agricoli, lampioni, automobili abbandonate, reti metalliche alludono alla vita quotidiana degli uomini che non appaiono nei paesaggi di De Vincenti. Sono segni spesso neutrali che connotano in senso contemporaneo luoghi ed architetture senza tempo. Si possono anche immaginare voci, dialoghi fuori campo, dentro le masserie e le auto in viaggio, all'ombra delle piante, sulla riva del mare, nei luoghi dipinti come se fossero set in cui l'azione è sospesa. Come spesso accade nella realtà le parole sono a volte dissonanti, prosaiche, legate alla necessità quotidiana, disattente alla bellezza della natura e delle cose, se non nella dimensione del ricordo.

Dalla Spiaggia

  Mare azzurro, il cielo non si vede. Onde nere in controluce che si spezzano in soffice schiuma bianca. Sulla sabbia in primo piano: ombre lunghe, tracce, scie di catrame?

•  Dai Antonio, vai a lavare in mare i tuoi giochi che è tardi. Comincia a fare freddo. -

Il bambino non ascoltava e la madre, infreddolita perché il sole era già tramontato, raccoglieva asciugamani e costumi umidi. Nel frattempo continuava a chiamarlo.

- Antonio, sbrigati e non mettere i piedi sul petrolio, che poi non si leva più-

•  Ma anche quel signore resta- disse Antonio indicando un uomo piuttosto anziano, che non si era mai tolto la giacca di lino grigio, nemmeno quando nel primo pomeriggio faceva ancora caldo come in agosto.

•  Il signore non deve fare la doccia e nemmeno andare al centro commerciale prima di cena. Papà ci aspetta al parcheggio ! –

Quando se ne andarono l‘uomo posò il suo libro e guardò le onde che cominciavano ad annerirsi in controluce.

Si ricordò di quando da ragazzo andava in spiaggia senza portarsi nulla e giocava a mani nude nella sabbia.

Dalla strada.

  Guard rail continuo, quasi blu. Campi gialli come onde, mossi da un leggero vento. Il profilo di basse colline sembra un corpo sdraiato. Alla fine della corsa si vede dall'alto il mare, che è immobile.

•  Manca ancora poco e finalmente ci siamo, sei stanca?-

•  Solo un po' di male alla schiena- disse la donna che dormicchiava, annoiata da quel paesaggio sempre uguale, solo erba, grano, cielo, e del mare ancora neanche l'ombra.

•  Certo che se non avessi voluto fare la litoranea e non fossimo finiti in quella strada abbandonata, saremmo già al paese. -

•  Non era male quel posto, sembrava la pista di un aereoporto in qualche isola greca, o magari del Marocco.-

•  Va bé, meno male che adesso è quasi sera e si sta meglio, ci sono solo 29 gradi.-

•  Quest'anno si vede che ha piovuto tanto, altrimenti sarebbe tutto bruciato, invece ci sono ancora dei campi verdi, guarda che belli, e poi il mare si vede, invece, là in fondo.

•  No, è solo cambiata la luce. Certo che un autogrill, un bar, qualcosa ci vorrebbe, abbiamo anche finito l'acqua- disse la donna, stanca anche di tutto quel sobbalzare per le buche dell'asfalto. Avrebbero dovuto cambiare la macchina che ormai era vecchia.

Lui per un momento si ricordò di quando quel viaggio da ragazzo lo faceva in treno, a volte nel corridoio. Alla mattina si arrivava a pezzi.

Dalla masseria

  In mezzo ad un deserto giallo di grano, con poche oasi verdi di carrubo, sorge la masseria. Piccola casbah fortificata, dai muri bianchi, diventa un' architettura magica, blu all'alba, o rossa nella notte.

•  Che vogliamo preparare per pranzo ai tuoi cugini domani, gli piacciono i maccheroni ai bambini? E il capretto come lo vuoi fare?-

•  Dopo ci pensiamo- disse sua moglie alzandosi con fatica dal tavolo della cucina per andare a chiudere le imposte e prepararsi al lungo riposo pomeridiano.

•  Vengo anch'io a dormire, ma prima voglio portare un po' di questo vino agli uomini là fuori.-

•  Si saranno messi a dormire sotto le piante, anche i contadini hanno finito già di lavorare, non sento più il rumore del trattore-

•  Le piante… al mercato in paese le carrube non interessano più a nessuno: è meglio che l'hanno prossimo le togliamo del tutto.-

•  E che vorresti mettere? Dai ascolto a mio cugino, facciamo questo benedetto agriturismo e non parliamone più. -

•  Tuo cugino, è un cittadino- disse il marito pensando al fuoristrada giapponese, alle orme di leopardo sul vestito della moglie e al naso dei figli sui videogiochi portatili.

-Sua moglie per prima non verrebbe mai qui, nemmeno due giorni, con la macchina da prendere per andare al mare tutte le mattine.-

•  Certo, la proprietà di zia Giulia a Capocolonna, è stato un errore venderla- disse Anna pensando alla grande casa rosa, proprio sul mare.

•  Andiamo a dormire, il vino lo faccio assaggiare dopo a quelli là fuori – disse Francesco sperando che finalmente riuscissero a riportare la corrente, che la notte scorsa, se non ci fosse stata la luna…-

 

Home Biography Opere recenti To Angelopoulos Mediterranea Works 2007-08
Works 2006-07 Works 2004-05 Works 2000-03 Works 1998-99 Watercolors Portraits
Expositions News Books Links Contact