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GIUSEPPE DE VINCENTI
MEDITERRANEA

Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell'ultramoderno. Accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell'arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupirsi di fronte all'estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto e che da secoli sorvegliano e consumano il mare. Certamente ancora oggi il Mediterraneo è custode della vita di molti popoli, rievocandone le radici e le origini comuni. Ma il Mediterraneo, crocevia di civiltà, non è destinato a rappresentare un mito del passato...

Predrag Matvejevic


 

Capo Colonna dieci anni dopo

Capo Colonna dieci anni dopo, 2009 - 2010
Olio su tela - cm 94x196

 

Dalla parte dell'ombra

Dalla parte dell'ombra, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 60x100

 

Luna e ombra

Luna e ombra, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 90x120

 

Verde in ombra

Verde in ombra, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 80x100

 

Giallo in ombra

Giallo in ombra, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 80x100

 

Verso sud

Verso sud, 2009 - 2010
Olio su tela - cm 60x100

 

I segni della terra

I segni della terra, 2009 - 2010
Olio su tela - cm 60x100

 

I segni della terra I

I segni della terra, 2009
Pastello su carta - cm 50x80

 

Jonica 1

Jonica 1, 2009
Pastello su carta - cm32x48

 

La grande masseria

La grande masseria, 2003 - 2005
Olio su tela - cm 100x80

 

Casolare

Casolare , 2005 - 2010
Olio su tela - cm 80x50

 

Paesaggio siciliano

Paesaggio siciliano, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 100x80

 

Studio per Matera

Studio per Matera, 2009
Pastello su carta - cm 48x32

 

Il casello abbandonato di Schiavonea

Il casello abbandonato di Schiavonea,2003
Pastello su carta - cm 48x32

 

L'ombra della buganvillea I

L'ombra della buganvillea I, 2007
Pastello su carta - cm 48x32

 

L'ombra della buganvillea II

L'ombra della buganvillea II, 2007
Pastello su carta - cm 48x32

 

Masseria alle prime luce del giorno

Masseria alle prime luce del giorno, 2000
Olio su tela - cm 40x80

 

Matera

Matera, 2009 - 2010
Olio su tela - cm 100x60

 

Mediterranea / Studio di paesaggio

Studio di paesaggio, 2009
Pastello su carta - cm 32x46

 

Carrubi

Carrubi, 2010
Pastello su carta - cm 32x46

 

Il carrubo di Modica

Il carrubo di Modica, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 100x60

 

Carrubo di notte

Carrubo di notte I, 2007
Pastello su carta - cm 68x42

 

Carrubo di notte

Carrubo di notte, 2009 - 2010
Pastello su carta - cm 68x42

 

Il carrubo di Sampieri

Il carrubo di Sampieri, 2005
Pastello su carta - cm 50x70

 

Il grande carrubo

Il grande carrubo, 2005 - 2010
Pastello su carta - cm 590x50

 

La forma dell'ombra

La forma dell'ombra, 2008
Pastello su carta - cm 48x32

 

Jonica

Jonica, 2005 - 2010
Olio su tela - cm 100x60

 

Mediterranea / Piccola onda a Isola

Piccola onda a Isola, 2009
Pastello su carta - cm 32x48

 

Segni sulla spiaggia

Segni sulla spiaggia, 2009
Pastello su carta - cm 32x48

 

Thurium

Thurium, 2007
Pastello su carta - cm 32x48

 

Mediterranea / Tra cielo, mare e terra

Tra cielo, mare e terra, 2007
Pastello su carta - cm 32x48

 

Mare verticale

Mare verticale, 2009
Pastello su carta - cm 48x32

 

Mediterranea / Piccola nuvola

Piccola nuvola, 2000
Pastello su carta - cm 20x30

 

Studio per casale di Modica

Studio per casale di Modica, 2009
Matita su carta - cm 20x30


 

Predrag Matvejevic
Note di storia mediterranea

Osservando  i lavori della mostra di Giuseppe  De Vincenti sul Mediterraneo, aggiungo con simpatia e affinità, alcune riflessioni. Mi sembrano vicine le une alle altre, le immagini di De Vincenti e  le mie osservazioni sul nostro mare comune. Faranno forse parte anche di un prossimo lavoro che faremo insieme, io e lui.

Il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo. Ciascuna delle sue coste conosce contraddizioni che non cessano di riflettersi sul resto del bacino e su altri spazi, talvolta lontani. La realizzazione di una convivenza in senso multietnico o plurinazionale, lì dove s'incrociano e si mescolano tra loro culture e religioni, è difficile.

Non esiste una sola cultura mediterranea: ce ne sono molte in seno ad un solo Mediterraneo. Le somiglianze sono dovute alla prossimità di un mare comune e all'incontro sulle sue sponde di nazioni e di forme di espressione vicine. Le differenze sono segnate dalla storia, da credenze e da costumi. Né le somiglianze né le differenze sono assolute o costanti: talvolta sono le prime a prevalere, talvolta le altre.

Il resto è mitologia.

Tanto nei porti quanto al largo “ le vecchie funi sommerse” che la poesia si propone di ritrovare e di riannodare, spesso sono state rotte o strappate dall'intolleranza o dall'ignoranza. Questo vasto anfiteatro per molto tempo ha visto mettere in scena lo stesso copione, al punto che i gesti dei suoi attori sono spesso noti e prevedibili. In compenso, il suo genio ha saputo in ogni epoca riaffermare una creatività a nessun'altra uguale.

Percepire il Mediterraneo partendo solamente dal suo passato rimane un'abitudine tenace, tanto sulle coste quanto nell'entroterra. La “patria dei miti” ha sofferto delle stesse mitologie che ha generato o che altri hanno nutrito. Questo spazio ricco di storia è stato vittima degli storicismi. La tendenza a confondere la rappresentazione della realtà con la realtà stessa si perpetua: l'immagine del Mediterraneo e il Mediterraneo reale non si identificano affatto. Un' identità dell'essere , amplificandosi, eclissa o respinge un' identità del fare . La retrospettiva continua ad avere la meglio sulla prospettiva. I Greci e i Romani lo chiamavano talvolta mare, talaltra golfo: Adriatike tbalassa o Adriatikos kolpos. Questo dualismo ne accompagnerà il destino.

Su queste rive si incrociavano le vie del sale e del grano, quel­le dell'olio e del vino; le spezie e la seta venivano da Levante e dal Sud, l'ambra e lo stagno da Ponente e dal Nord. Un mare come questo suscitò l'invidia del mondo.

Secondo il Nuovo Testamento questo mare si stendeva fino a Creta verso oriente, fino alla Sicilia verso occidente, bagnava le coste della Tunisia, giungeva fino a Malta dove, a leggere gli Atti degli Apostoli (XXVII), San Paolo trovò rifugio dopo il naufragio nel suo itinerario apostolico dalla Terra Santa alla Città Eterna. Il mare Jonio era allora una parte dell'Adriatico, un suo golfo. Non sappiamo se l'imperatore Adriano abbia ricevuto il nome da Adria o dal mare Adriatico. Ancona ne era allora il porto principale, con il suo famoso molo sotto il monte Conero che poteva stare alla pari degli antichi moli di Alessandria e del Pireo.

Il mare Adriatico veniva anche chiamato Superiore: Mare Superum. Il Tirreno era quello inferiore: Mare Inferum. Inferiore qual­che volta era detto anche lo Jonio.

Non si sa come sia stato determinato il confine fra il mare Adriatico e lo Jonío. I vecchi pescatori raccontano che sull'orlo estre­mo degli Appennini, non lontano da Capo Santa Maria di Leuca a occidente, nei pressi del golfo di Valona (Vlorë) a oriente, si può notare una corrente lunga e ondulata, proprio là dove s'incrociano­ e s'intersecano i due mari contigui. Non sono mai riuscito a vederla, navigando di notte. E' difficile riconoscere, quando si scende a sud, verso l'isola di Corfù, che lo Jonio è un altro mare. In modo simile, salpando dal golfo di Genova e passando dal mare Ligure a quello Tirreno, non sono mai riuscito a vedere dov'è esattamente la fine del primo e l'inizio del secondo. Le vie per cui sono passate popoli, fedi e tesori intersecano il Mediterraneo. La sponda orientale è scossa oggi di nuovo dai tormenti dell'entroterra. La sponda occidentale non ha migliori rapporti con il suo interno. Nella letteratura, tanto su uno quanto sull'altro versante, c'è sempre più nostalgia. Nella storia sempre meno speranza. La poesia, su entrambe le rive, canta i crepuscoli.


Pia Ferrari

Scie di barche, guard rail, fili della corrente elettrica, solchi di mezzi agricoli, lampioni, automobili abbandonate, reti metalliche alludono alla vita quotidiana degli uomini che non appaiono nei paesaggi di De Vincenti. Sono segni spesso neutrali che connotano in senso contemporaneo luoghi ed architetture senza tempo. Si possono anche immaginare voci, dialoghi fuori campo, dentro le masserie e le auto in viaggio, all'ombra delle piante, sulla riva del mare, nei luoghi dipinti come se fossero set in cui l'azione è sospesa. Come spesso accade nella realtà le parole sono a volte dissonanti, prosaiche, legate alla necessità quotidiana, disattente alla bellezza della natura e delle cose, se non nella dimensione del ricordo.

Dalla Spiaggia

  Mare azzurro, il cielo non si vede. Onde nere in controluce che si spezzano in soffice schiuma bianca. Sulla sabbia in primo piano: ombre lunghe, tracce, scie di catrame?

•  Dai Antonio, vai a lavare in mare i tuoi giochi che è tardi. Comincia a fare freddo. -

Il bambino non ascoltava e la madre, infreddolita perché il sole era già tramontato, raccoglieva asciugamani e costumi umidi. Nel frattempo continuava a chiamarlo.

- Antonio, sbrigati e non mettere i piedi sul petrolio, che poi non si leva più-

•  Ma anche quel signore resta- disse Antonio indicando un uomo piuttosto anziano, che non si era mai tolto la giacca di lino grigio, nemmeno quando nel primo pomeriggio faceva ancora caldo come in agosto.

•  Il signore non deve fare la doccia e nemmeno andare al centro commerciale prima di cena. Papà ci aspetta al parcheggio ! –

Quando se ne andarono l‘uomo posò il suo libro e guardò le onde che cominciavano ad annerirsi in controluce.

Si ricordò di quando da ragazzo andava in spiaggia senza portarsi nulla e giocava a mani nude nella sabbia.

Dalla strada.

  Guard rail continuo, quasi blu. Campi gialli come onde, mossi da un leggero vento. Il profilo di basse colline sembra un corpo sdraiato. Alla fine della corsa si vede dall'alto il mare, che è immobile.

•  Manca ancora poco e finalmente ci siamo, sei stanca?-

•  Solo un po' di male alla schiena- disse la donna che dormicchiava, annoiata da quel paesaggio sempre uguale, solo erba, grano, cielo, e del mare ancora neanche l'ombra.

•  Certo che se non avessi voluto fare la litoranea e non fossimo finiti in quella strada abbandonata, saremmo già al paese. -

•  Non era male quel posto, sembrava la pista di un aereoporto in qualche isola greca, o magari del Marocco.-

•  Va bé, meno male che adesso è quasi sera e si sta meglio, ci sono solo 29 gradi.-

•  Quest'anno si vede che ha piovuto tanto, altrimenti sarebbe tutto bruciato, invece ci sono ancora dei campi verdi, guarda che belli, e poi il mare si vede, invece, là in fondo.

•  No, è solo cambiata la luce. Certo che un autogrill, un bar, qualcosa ci vorrebbe, abbiamo anche finito l'acqua- disse la donna, stanca anche di tutto quel sobbalzare per le buche dell'asfalto. Avrebbero dovuto cambiare la macchina che ormai era vecchia.

Lui per un momento si ricordò di quando quel viaggio da ragazzo lo faceva in treno, a volte nel corridoio. Alla mattina si arrivava a pezzi.

Dalla masseria

  In mezzo ad un deserto giallo di grano, con poche oasi verdi di carrubo, sorge la masseria. Piccola casbah fortificata, dai muri bianchi, diventa un' architettura magica, blu all'alba, o rossa nella notte.

•  Che vogliamo preparare per pranzo ai tuoi cugini domani, gli piacciono i maccheroni ai bambini? E il capretto come lo vuoi fare?-

•  Dopo ci pensiamo- disse sua moglie alzandosi con fatica dal tavolo della cucina per andare a chiudere le imposte e prepararsi al lungo riposo pomeridiano.

•  Vengo anch'io a dormire, ma prima voglio portare un po' di questo vino agli uomini là fuori.-

•  Si saranno messi a dormire sotto le piante, anche i contadini hanno finito già di lavorare, non sento più il rumore del trattore-

•  Le piante… al mercato in paese le carrube non interessano più a nessuno: è meglio che l'hanno prossimo le togliamo del tutto.-

•  E che vorresti mettere? Dai ascolto a mio cugino, facciamo questo benedetto agriturismo e non parliamone più. -

•  Tuo cugino, è un cittadino- disse il marito pensando al fuoristrada giapponese, alle orme di leopardo sul vestito della moglie e al naso dei figli sui videogiochi portatili.

-Sua moglie per prima non verrebbe mai qui, nemmeno due giorni, con la macchina da prendere per andare al mare tutte le mattine.-

•  Certo, la proprietà di zia Giulia a Capocolonna, è stato un errore venderla- disse Anna pensando alla grande casa rosa, proprio sul mare.

•  Andiamo a dormire, il vino lo faccio assaggiare dopo a quelli là fuori – disse Francesco sperando che finalmente riuscissero a riportare la corrente, che la notte scorsa, se non ci fosse stata la luna…-

 

 

 

 


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