|
Paesaggi che si allungano e si restringono, quasi alla ricerca di una loro
dimensione e di una collocazione spaziale per adagiarsi o stagliarsi in una definizione di
esistenza. Paesaggi che riemergono da ancestrali memorie, percepiti nellinfanzia di
generazioni, filtranti lattualità con echi che vengono da lontano: precisi e
indeterminati.
Paesaggi messi a fuoco in senso letterale, appoggiati a terre affaticate e
assetate: terra verde, terra cupa, terra assolata, terra che trasuda da ogni quadro (che
anche quando è di scena il mare è ancora suolo: piatto, solido, concreto, fermo),
traumatizzata ora dallo scoppio della luce, ora dal calare delle tenebre.
Lalbero, la casa emergono dallo sfondo, quasi a reclamare la propria
presenza e diventano ad un tempo frammenti di vita e di solitudine. Si fanno avanti alla
ricerca del primo piano, avanzano lofferta di una corrispondenza che tuttavia non
può avvenire e prelude invece ad unaltra, ancor più definitiva solitudine di chi
si separa senza trovare altre unità. Richiamo troppo vicino o troppo lontano per essere
inteso.
Il tempo e luomo sono estromessi dal quadro come elementi del trascorrere
che turbano limmobilità, lattimo sospeso.
La presenza umana si è eclissata lasciando solo una traccia del suo passaggio.
Il tempo sembra essersi addormentato nella pigra calura, in un riflesso dellanima.
Ciò che è rappresentato si impone allora come realistico ed immaginario, spesso
lieve, ben saldo e aleggiante in una astrazione senza tempo.
Tuttavia lespressione di tale ipnotica fissità è affidata soprattutto
allacquerello: tecnica delicata e colori morbidi che quasi annullano i contorni,
sfumano e sbiadiscono a preannunciare i sintomi della corruzione, del decomporsi.
Così il paesaggio più immobile ha già in sé il processo della sua
distruzione, le crepe di un suo frantumarsi o del precipitare lungo una china.
Allo stesso modo le rette non spezzano la circolarità che traspira da ogni
angolazione: circolarità della terra, della vita, del destino del moto inarrestabile,
fermo solo nel ricordo primordiale.
Allora la cortina di avvolgente immobilità si dipana, leterno ritorna
transeunte, la poetica levità tradisce il dramma e la latente trasfigurazione, la
dolcezza di un attimo rimanda ad una violenza che non è solo quella della luce e del
chiarore.
Terra sempre uguale e mutante, terra di luce e avida solo di freschezza: arancio
e verde.
Presentazione al catalogo 'Sulle rive di una collina' 1989
Milena Moneta
|